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SULLA DISTRUZIONE DEI LIBRI

Testo Libro / Limite / Linguaggio / Sovrascrittura

Da vent’anni lavoro sui libri senza distruggerli.

È notizia delle ultime settimane che Amazon acquista grandi quantità di volumi fisici — usati, rari, talvolta fuori catalogo — per reciderne la rilegatura, separarne e scansionarne le pagine e infine distruggerli. Del libro rimane ciò che può essere estratto, archiviato e trasformato in dato. Il testo sopravvive. Il libro scompare.

È una distinzione che attraversa il mio lavoro da oltre vent’anni.

Ho compresso, sovrascritto, stratificato migliaia di pagine. Ho trasformato libri, enciclopedie, dizionari e giornali in colonne, muri, scale, fondamenta, percorsi. Ho portato la scrittura fino al limite della propria leggibilità, fino al punto in cui la parola smette di essere soltanto significato e torna a essere segno, superficie, materia.

Non ho mai cancellato un solo libro, una sola lettera.

Nei miei lavori il testo può diventare illeggibile, ma nulla viene sottratto. Ogni parola continua a essere lì. Rimangono la carta, la rilegatura, il peso, lo spessore, l’odore, le imperfezioni, il tempo trascorso nelle mani di qualcuno. Rimane persino ciò che non possiamo più leggere.

Da "Le colonne della conoscenza" alle "Scale della conoscenza", dalle opere costruite attraverso la sovrascrittura fino ai lavori più recenti, il libro non è mai stato per me un semplice contenitore di informazioni. È un corpo. E come ogni corpo porta con sé qualcosa che non può essere integralmente tradotto, duplicato o convertito in informazione.

La questione, allora, non è opporre nostalgicamente la carta al digitale. Non mi interessa difendere il libro perché appartiene al passato. Mi interessa ciò che accade quando pensiamo che di una cosa possa essere conservato il contenuto eliminandone il corpo.

Perché il contenuto non coincide mai completamente con ciò che possiamo estrarne.

Un libro è certamente le parole che contiene. Ma è anche materia, volume, peso, odore, deterioramento, provenienza, successione o caos delle pagine, traccia di chi lo ha posseduto e attraversato. È presenza fisica della memoria, può trasformarsi anzi nasce per trasformarsi e trasformare.

Vent’anni fa questa ricerca poteva apparire, da un certo punto di vista, come una riflessione sul linguaggio, sulla conoscenza e sui loro limiti: sulla distanza fra parola e cosa, fra significante e significato, fra presenza e assenza.

Oggi quella distanza ha assunto anche una dimensione concreta, tecnologica e industriale.

Non ho iniziato questo lavoro per rispondere a ciò che Amazon sta facendo oggi. Ciò che sta accadendo oggi rende concreta una delle molteplici domande che il mio lavoro pone da vent'anni.